“Da ora in poi” un romanzo, un progetto di Catia Proietti

Buon pomeriggiooooooo Krillers, come sempre vi passo romanzi belli ma soprattutto interessanti 😉

Con me Oggi Miss Catia Proietti che di cose da raccontarci ne ha veramente tante 😉 perché questo non  solo un romanzo ma bensì un progetto…ma andiamo per ordine 😉

Prima di Copertina_ DA ORA IN POI_n2

Trama del libro

https://www.amazon.it/ora-poi-Catia-Proietti/dp/8867715089/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1526832214&sr=8-1&keywords=catia+proietti

Claudio, tredici anni, è nato e cresciuto a San Basilio, quartiere problematico della periferia romana. Appassionato di skateboard, rivela il suo talento iniziando a frequentare uno skatepark nelle vicinanze. Ma a casa la situazione è difficile: orfano di madre, vive con il padre Dario che, inabile al lavoro a causa di un incidente, sfrutta l’abilità del figlio per spacciare droga. Claudio ha un sogno, vorrebbe diventare uno skater professionista, ma si sente vittima di un destino imposto dai condizionamenti sociali ed è deluso dal mondo degli adulti. La scuola e lo sport gli offrono un’opportunità di riscatto e, in un susseguirsi di avvenimenti a ritmo serrato, Claudio sceglierà di ribellarsi.

Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Il ciliegio con il patrocinio del CISCod, Comitato Italiano Sport contro le droghe, associazione benemerita del Coni. «Le vicende, costruite intorno a fatti di cronaca realmente accaduti, danno voce a un popolo inascoltato. Parla San Basilio, uno dei quartieri della capitale ben noti alle cronache per spaccio e malavita, parlano i ragazzi nei cortili, le donne alle finestre, ma come l’autrice ci ricorda “quando tutto è sotto gli occhi di tutti, tutti smettono di vedere”. Eppure Claudio è lì e quello che fa, saltando tra le buche dei marciapiedi, non è cosa da ignorare. L’autrice, con coraggio, ci dice di guardare, di non girarci dall’altra parte, richiama alla responsabilità un mondo adulto afflitto dal disincanto, allo sbando, senza meta, a cui i giovani guardano con sgomento. La fotografia che ne esce è uno spaccato di vita vera che ritroviamo ogni giorno sfogliando i quotidiani: luoghi degradati e corrotti, in cui gli abitanti si celano in situazioni di non ritorno, senza possibilità di sottrarvisi se non subendone pesanti conseguenze. Claudio è un moderno Rosso Malpelo, dal destino già scritto, ma come avrebbe fatto un gladiatore romano o un atleta dell’antica Grecia, di fronte alla competizione più importante della sua vita, si oppone alla sua stessa voce interiore che lo vuole figlio di uno spacciatore di borgata e niente di più. La metamorfosi sarà possibile per Claudio grazie alla sua attitudine atletica e all’amore per una disciplina affascinante e complessa. Lo sport, proprio come lo concepì De Coubertin, acquista nel romanzo un’indubbia funzione sociale.» dalla prefazione di Daniele Masala, presidente del CISCoD.

Come nasce questo progetto:

DA ORA IN POI non è solo il mio libro di esordio.
È lo strumento di un progetto più ampio che io chiamo DA ORA IN POI.
Questo progetto nasce dalla domanda di mio figlio Valerio che a nove anni mi chiese “Mamma, ma al mondo esistono più buoni o più cattivi?”. Non è una domanda facile a cui rispondere, ma me la cavai rispondendo che al mondo sono molti di più i buoni, altrimenti non saremmo ancora qui, solo che i cattivi fanno più rumore. Di loro si sente parlare ovunque, creano un’eco fastidioso che intimorisce e induce all’isolamento.
Quella domanda è stata uno stimolo.
Ho compreso che dovevo creare un’eco positivo: che finalmente cominciassero i buoni a farsi sentire, a fare rumore! Se una persona racconta il suo DA ORA IN POI, l’attimo in cui con coraggio ha posto una controtendenza trasformando in positivo la sua vita, chi ascolta viene incoraggiato a credere nelle sue capacità. Si realizza un circolo virtuoso in cui l’esperienza di uno diventa stimolo per la crescita di un altro e così via, creando un’onda di positività in cui le persone acquistano consapevolezza di se stessi e quindi coraggio. Questo percorso porta a vedere il mondo relazionale con sguardo diverso. L’ALTRO non è più un nemico, si può cominciare a fidarsi, ci si sente più forti. Ci si sente comunità e io credo che dobbiamo ripartire da questo concetto per sostenere i nostri giovani: nessuno cresce senza speranza, senza un sogno da rincorrere.
Il libro DA ORA IN POI è uno strumento grazie al quale spero di entrare nelle scuole, parlare con i ragazzi, parlare con i loro genitori, un viaggio in tandem a più posti, perché la felicità è un atto di coraggio e comincia sempre da un DA ORA IN POI.

Ed il progetto è già iniziato…guardate un po’…

Da ora in poi volantino 207 per 137

Ciao sono Catia Proietti, ho 49 anni, marito, due figli, tre tartarughe e un cane in affido congiunto con dei buoni vicini. Sono assistente sociale, ma per scelta personale da anni lavoro presso il comune di Roma come educatrice d’infanzia.
Da ragazzina avevo due sogni: scrivere e cambiare il mondo. Non mi sono mai rassegnata alle ingiustizie che vedevo. La letteratura e la scrittura erano il mio rifugio segreto da quello che io ancora oggi definisco “il mio mal di mondo”. Ma i figli ti insegnano molto. Ti obbligano a prenderti una responsabilità. Se vuoi fargli vedere un mondo migliore, lo devi creare tu questo mondo. Sarai solo una goccia nell’oceano, ma sarai goccia.
Così da anni ho cominciato nel mio quartiere a collaborare con la libreria e con le altre realtà territoriali per promuovere iniziative culturali con l’obiettivo di creare una rete di energie positive (lettura e drammatizzazione dei miti greci, consigli di lettura per genitori in difficoltà, club dei lettori, incontri con autori e con personalità come Stefano Rodotà e Antonello Dose). Vivo a San Basilio, uno dei quartieri della periferia romana ben noto alle cronache per fatti legati alla droga e alla malavita, ma qui e ora possiamo trasformare questa realtà. Ne sono convinta.
Ho cominciato a scrivere seriamente. Ho collaborato a sceneggiature di cortometraggi, ho venduto la sceneggiatura di un film dal titolo “Purosangue”, sono arrivata finalista e vinto alcuni concorsi letterari e allora ho cominciato a crederci in questo sogno di scrivere.
E’ nato così il mio DA ORA IN POI. Non solo il titolo del mio libro d’esordio, ma un vero Start da cui ripartire per dimostrare che se crediamo un progetto e non lesiniamo il nostro tempo, le nostre energie, arriviamo dove abbiamo stabilito.
Amo lavorare con i bambini e con i ragazzi. I momenti vissuti con loro sono quelli in cui mi sento più realizzata: riesco a dare il mio contributo e soprattutto attingo alle loro incredibili risorse. Sono per me come la dinamo della bicicletta che trasforma il movimento meccanico in energia e permette al fanale di accendersi.
Così è nata la storia di Claudio, il giovane protagonista di DA ORA IN POI. Dal desiderio di condivisione di un disagio, ma anche dalla decisione di volergli dare una spallata a questo muro di pregiudizio che ci costringe ad accettare quello che altri costruiscono per noi.
Ora Claudio esiste. Daniele Masala, presidente del Ciscod, associazione benemerita del Coni che opera contro le tossicodipendenze e per il disagio giovanile, lo ha definito un moderno Rosso Malpelo. Ho sempre apprezzato questa novella che cito nel romanzo, ma ho desiderato riscriverne il finale.
Finalmente l’ho fatto.

Come vedete non è solo un romanzo ma un progetto da scoprire e seguire 😉

LOve

Krilli

 

LEZIONE 1
MAI ARRIVARE IN RITARDO
1.
È una calda sera d’estate e il traffico cittadino stritola il Bunker, lo skatepark costruito al 305 di viale Kant. Al
semaforo uno zingaro dai denti d’oro e la pelle bruciata dal sole suona una tromba stonata, si aggira tra le
macchine con passi incerti, la mano tesa a chiedere pochi centesimi. Un clacson, musica a tutto volume da
un finestrino abbassato, lo stridio di una frenata brusca e odore di olio bruciato. L’aria densa di piombo
riempie i polmoni e svuota di energia i passanti. Una follia collettiva che non trova respiro.
Il Bunker è un’isola. Una barriera di pioppi dai rami folti lo separa dal caos cittadino. Sull’albero più alto
decine di scarpe ciondolano come frutti maturi, testimoni della fatica e della tenacia con cui i piedi si sono
aggrappati al grip tape dello skateboard. Sono state lanciate lassù dai ragazzi, in un gesto goliardico, una
volta rese inservibili dall’usura.
Claudio è sul Vert, la rampa di legno a forma di U che svetta alta sopra viale Kant: tre metri e ottanta di
altezza per dodici di larghezza. Ha gambe magre e muscolose Claudio, e una vertigine tra i capelli che la
mattina cerca di addomesticare con un gel a prova di casco, senza mai riuscirci. La riccia chioma corvina è un
cespuglio incolto sopra un paio di sopracciglia evidenti e due occhi scuri e grandi che guardano il mondo
come se avessero già visto tutto, anche se lui ha solo tredici anni.
Lo skateboard poggia con il tail sul bordo metallico della rampa, il resto sporge a oltre tre metri di altezza, il
vuoto sotto di lui. Un brivido gli solletica il pube. Strano che la paura lo prenda proprio lì, ma in fondo ci sta
perché quella è eccitazione allo stato puro. Altro che canne. Un’endovena di adrenalina. È da poco che ha
trovato il coraggio di sperimentare lo Stalefish 540 e ogni volta che sale i gradini di legno si dice che nessuno
lo obbliga a farlo. La sfida è saltare fuori dalla rampa e compiere un giro e mezzo su se stesso prima di
atterrare. Cinquecentoquaranta gradi intorno al proprio asse. Qualcosa per cui la geometria studiata a
scuola sembra avere senso. Roba da professionisti, chissà mai se riuscirà! Ma quando arriva in cima al Vert,
la sensazione inebriante di essere in alto, più in alto di tutti, lo conquista. Forse le aquile provano la stessa
sensazione quando si lasciano andare nel vuoto. Solo che hanno le ali. Facile così.
Claudio guarda giù e vede i suoi amici in attesa. Silenziosi. Tutti a naso all’aria.
Marina è sui pattini, i capelli legati in una treccia castana che afferra con un gesto morbido e fa passare dalla
schiena al petto, a toccare quei bozzetti che le sono spuntati da poco e che un giorno saranno le tette.
Il Teschio si rosicchia un’unghia. «Sei sicuro di quello che fai? Non hai paura?» gli ha chiesto agitato
vedendolo salire sul Vert.
«Non puoi skateare se hai paura!» ha risposto prendendosi gioco di lui. Però, quando è solo sulla rampa e
guarda il vuoto sottostante, la paura lo coglie. Deglutisce, aggrotta le sopracciglia e gli occhi neri diventano
ancora più neri.
Il sole sta tramontando dietro i pioppi e Ruben, che è russo e ha i capelli così biondi da sembrare bianchi, lo
guarda facendosi ombra con una mano per proteggere gli occhi chiari. È arrivato da sei mesi in Italia e la
prima parola che ha imparato, anche se non ne ha compreso appieno il significato, è “scialla” e ora la infila
dappertutto. Claudio esita. «Daje! Vaci sciala!» lo incoraggia Ruben nel suo romano senza doppie.
Ma lui non lo sente. La voce dell’amico è fuori campo. Tutto, ora, è fuori campo.
Il piede spostato di due millimetri sulla tavola e l’errore si tramuta in caduta, già ripetuta tante volte che le
sue gambe sono ormai una cartina geografica di lividi. Questo naturalmente quando va tutto bene, se va
male ti giochi un braccio o una gamba. Il Teschio una volta si era scheggiato l’osso del ginocchio. Non una
frattura vera e propria, ma sufficiente a bloccarlo per quindici giorni, trascorsi a guardare gli altri da una
panchina.
Ma non bisogna pensare a questo. Se ci pensi smetti di sfidarti. Ti limiti a fare qualche trick sicuro, di quelli
che sanno fare tutti, ma non provi mai qual è il tuo vero limite, non ti spingi a osare.
“Io sono un’aquila e il Bunker è il mio nido” pensa Claudio guardando il muro di legno sotto i suoi piedi. E di
colpo gli sembra di vederla l’aquila che è, allora allunga il collo in avanti e si lancia giù per la rampa con la
maglia dei Metallica che gli svolazza ai fianchi. Vorrebbe fosse un volo maestoso, il volo sicuro di chi domina
i cieli, senza paura di sfidare lo sguardo del sole. Crossbone 180. Claudio salta fuori dalla rampa e afferra lo
skateboard con una mano, mezzo giro su se stesso e le ruote battono a terra con un suono pulito, senza
sbavature.
Marina, il Teschio e gli altri ululano come lupi. Lui descrive ampie e morbide curve sulla gigantesca U di
legno. Acquista velocità caricando sulle ginocchia. Un piccolo, impercettibile, calcio all’esterno della tavola e
quella ruota sul suo asse in un perfetto Kickflip Indy

 

 

 

 

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