A Musica&Parole Miss Daniela Ruggero

Hola Readers, come ogni venerdì un autore da scoprire, un autore da amare 😉 in questa fantastica rubrica targata Dark Zone.

https://www.facebook.com/groups/1395196024143814/

Oggi è qui con me Miss Daniela Ruggero, eclettica, talentuosa e sagace, ci ha lasciato una bellissima play list, scopriamo gli estratti ed i brani…

13062340_10208679505405979_7426447837661511539_n

Guardai la mia vita attraverso il vetro dell’acquario in cui mi ero rifugiata affinché non facesse troppo male rendersi conto di ciò che davvero era.

Da bambina piangevo perché non possedevo i giochi dei miei coetanei e quando ci riunivamo in giardino, era diversa da loro, non solo per gli abiti che indossavo, per le bambole che non stringevo tra le mani, e per le scarpe che s’illuminavano mentre camminavo, io ero diversa perché non sorridevo mai. Portavo una sorta di muto silenzio addosso. Il terrore di disturbare, fare rumore, essere di troppo mi schiacciava impedendomi di saltare e urlare la gioia di essere al mondo. Non ricordo di aver mai festeggiato un compleanno, o di aver partecipato a una gita scolastica, di essere andata in piscina per quei corsi di nuoto facoltativi a prezzo agevolato che il comune offriva alle famiglie. Io studiavo ogni mia mossa, parola e respiro e a sei anni avevo imparato quando era il momento di rinunciare alla cena e rifugiarmi in camera. Una lieve malinconia si trascinava a ogni mio passo, e mentre le maestre ci esortavano a preparare piccoli doni per la festa del papà, per Natale per Pasqua io non potevo fare a meno di pensare, che tutta la mia energia sarebbe finita nella spazzatura, perché quegli oggetti inutili, amorfi che una sciocca e ignorante inutile puttanella portava a casa, servivano solo ad attirare la polvere e occupare spazio. Come me.

Anch’io occupavo lo spazio vitale di chi mi aveva messo al mondo per errore perché troppo ubriaco per capire esattamente come indossare un preservativo. Io non  attesi mai babbo natale, la befana o la fatina dei denti. Io non fui mai bambina.

Imparai presto, troppo presto a nascondere i segni di un’infanzia negata, di un dolore che si allargava nel mio cuore. Io compresi troppo presto, che l’amore non è sempre una fiaba.

Imparai che il Principe azzurro portava la falce. Che il suo mantello altro non era altro che un sudario di morte.

Imparai che si può urlare in silenzio il proprio dolore.

La visione distorta di ciò che i rapporti tra uomo e donna fossero me la portai dentro per sempre. Una fiamma ardeva dentro di me, una sorta di ribellione, di rivincita, ma la soffocai, per amore io la soffocai.

Attesi tutta la vita una parola di pentimento. La ricerca del perdono. La bambina che viveva dentro di me attese invano di essere amata, anche una sola volta per sbaglio, da chi avrebbe dovuto proteggerla e custodirla.

Questa è la mia storia.

Il mio nome è Sara.

 

Sara piccola Sara questa è per te…

Andrea iniziò ad accarezzarmi. «Ti voglio da sempre, ho atteso anni che tu crescessi Sara per poterti prendere e portarti via. Tu mi appartieni, non ti lascerò scappare ancora.» Allungo le mani sotto il vestito e inizio ad arrotolarlo. «Non ti ho mai tradita», mormorò spostando il ginocchio tra le mie gambe per divaricarle. «L’unica cosa su cui ti ho mentito è la mia dipendenza.» Mi afferrò il perizoma e iniziò a tirarlo. «Ho provato a smettere. Erano settimane che non sniffavo, ma stasera volevo essere al top per te. Volevo darti ogni cosa.» Diede un colpo secco lacerando la stoffa, sorrise soddisfatto e lanciò a terra il suo traguardo. «In un modo tutto mio ti amo. Puoi accettarlo Sara?» iniziò a mordermi il collo e a strusciarsi su di me. «Puoi accettare che voglio scoparti fino a farti gridare? Adesso? Legata e imbavagliata, del tutto e per tutto mia.» Mi penetrò con due dita e io ansimai. «Puoi accettare il fatto che voglio fotterti in ogni posizione e che sarò il padrone del tuo corpo ogni giorno della tua vita?» La sua voce era veleno. Il mio cuore iniziò a galoppare veloce, e se razionalmente sapevo che era tutto sbagliato io volevo quell’uomo più della mia stessa vita. Andrea si allontanò di qualche passo e iniziò a spogliarsi lentamente. Lo guardavo eccitandomi, le corde erano strette e mi ferivano, respiravo a fatica con il naso. Lui prese a toccarsi sensuale. «Non sai che cosa posso farti bambina, sei stata cattiva, ti avevo avvertita di non scappare, ma tu non impari e ora devo punirti.»

Vediamo…

Andrea appoggiò la forchetta sul piatto, afferrò il tovagliolo e si tamponò le labbra. Alzò gli occhi glaciale. Soffocai nel panico che le mie ultime parole fossero l’epigrafe sulla nostra unione.
« Che cosa vuoi da me Sara? Ho soddisfatto ogni tuo capriccio, ogni tua voglia, ogni tuo desiderio. Io sono stato tutto ciò che desideri da quando hai imparato a respirare come una donna. »
Scoppiai in lacrime lacerata dalle mie debolezze, mi sarei inginocchiata chiedendogli perdono per qualcosa di cui non avevo colpa. « Che cosa vuoi da me Sara?»
Esplosi. «Amami. Ti prego Andrea amami, in qualche modo, in qualsiasi modo, ti prego… »
Mi raggiunse e mi strinse tra le sue braccia forti. « Posso darti solo il veleno della mia anima. E’ questo che ti darò. »
Io alzai gli occhi e lo guardai implorante. «Preferisco morire di te che per la tua mancanza.»

E se…

Krilli

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...