Ad Una Tazza di Tè con Krilli: Lo Scrittore Ciro Auriemma

Ad ‘ Una Tazza di Tè con Krilli’ intervistiamo oggi: Lo Scrittore Ciro Auriemma.

Classe 1975, Ciro è di Cagliari: “Qui, in un quartiere popolare e popoloso, si è svolta la mia formazione scolastica, umana e civile”.

Come ci siamo conosciuti?
Beh io sono un avida lettrice, amante dei social, Lui uno scrittore di successo che usa i social 😉
Avevo sentito parlare del suo romanzo ‘Padre Nostro’ uscito nel 2014, così una sera, ho partecipato ad un intervista via Twitter, dove avevamo la possibilità di fargli delle domande. Voglio dire, avete presente che figata avere l’autore in diretta potergli chiedere del suo libro, della trama, di come fosse nato questo progetto.? Credo anche di avergli fatto delle domande piuttosto intelligenti ai tempi, dato che ha accettato con entusiasmo di farsi intervistare per la mia rubrica 😉
Cito me stessa (momento di megalomania) : ‘ Spesso si pensa che ci sia una distanza incolmabile tra lo scrittore ed il lettore. Io sto cercando di azzerare questa distanza. Il lettore e lo scrittore non sono due entità distinte, ma bensì due parti integranti che interagiscono fra loro’.

Gli ho chiesto come fosse nata la sua passione per la scrittura:
Mi racconta:

“Ho sempre letto molto e scritto altrettanto, soprattutto per me. Fino all’incontro con Colomba Rossi, moglie di Massimo Carlotto, attualmente direttrice della collana Sabot/age della e/o nonché agente letteraria.
All’epoca, lei era titolare di una libreria, ed è grazie a lei che ho scoperto la mia passione per il noir. Se fino a quel momento avevo letto con piacere le storie di investigatori più o meno solitari, più o meno con licenza, più o meno appartenenti alle forze dell’ordine, con il noir il mio sguardo sulla letteratura cambiò radicalmente. Ricordo ancora come fosse ieri che uscii dalla libreria con un romanzo di Izzo, “Marinai Perduti”. Lo lessi avidamente in brevissimo tempo. Poi volli leggere tutto Izzo e Carlotto, e moltissimi altri autori consigliati dalla mia libraia di fiducia.
E ancora aggiunge:
“Un po’ per gioco, con un amico, decidemmo di cimentarci nella scrittura di un romanzo che, come quelli che leggevamo, denunciasse i mali della società; entrambi avevamo scritto altre cose, ma mai un intero romanzo. Fu una sfida avvincente scrivere in due, spronarsi l’un l’altro e spingersi per arrivare a scrivere l’ultima riga. E una volta finito? Io e il mio amico, Renato Troffa, ci consultammo un po’. E decidemmo di farlo leggere a Colomba. Chi più di una libraia avrebbe potuto dirci se in quel libro c’era qualcosa di buono? Colomba lo lesse e, con nostra grande sorpresa, lo fece leggere a Massimo Carlotto, il quale ci propose di entrare in un collettivo di scrittura che stava fondando.Per me fu come entrare in bottega da un artigiano; Massimo è stato ed è tuttora un maestro generoso e disponibile. A lui, e a Colomba, devo tutto quello che ho imparato”.

Parliamo un po’ delle sue opere :

Nel 2008 è uscito il romanzo “Perdas de Fogu” con le edizioni e/o. E’ stato un caso letterario, premiato come miglior Noir Mediterraneo ed è stato tradotto in diverse lingue.

Nel 2010 è uscito, sempre per le edizioni e/o, il trittico Donne a Perdere, che racchiude tre romanzi: “Soluzioni finanziarie”, di Michele Ledda, “Sette giorni di maestrale”, scritto da me e Renato Troffa, e “Un amore sporco” scritto da Piergiorgio Pulixi. Tutti provenienti dalla stessa esperienza, tutti membri del Collettivo Sabot.

Dal 2010 si sta dedicando allo studio della lingua e del genere letterario e alla documentazione su alcune storie che vuole raccontare. Ha già Pubblicato alcuni racconti per il Manifesto e uno insieme a Carlotto e a Pulixi per Micromega.

Ha Cominciato a scrivere un altro romanzo, lavori in corso: e non vediamo l’ora!!

‘Padre Nostro’ un progetto collettivo ha visto la luce a maggio del 2014, pubblicato dalla Rizzoli a firma del Collettivo Sabot, è attualmente semifinalista del premio Nebbiagialla.

Parlami della tua concezione della scrittura e di cosa vuoi trasmettere a noi lettori:

“Nella scrittura parto dalla storia. Mi chiedo che cosa vorrei raccontare e su quello mi documento, costruendo qualcosa che alla fine somiglia a una inchiesta giornalistica. Sto sempre molto attento alla realtà e spesso mi capita di “captare” dettagli che poi in qualche modo finiscono all’interno delle cose che scrivo; verità e verosimiglianza sono i due binari su cui deve correre il treno della trama, e dunque devono essere ben stesi! Pertanto, non inizio mai a scrivere se non so bene di cosa sto parlando. I personaggi a quel punto vengono quasi da soli, li creo per approssimazioni successive: parto da un’idea generale, magari da un difetto fisico, e gli metto dentro al petto tensioni e contraddizioni”.

Essendo Uno scrittore di Noir : non è il ‘ Chi’ ad interessargli, ma il ‘perché’: i romanzi di Ciro hanno tutti una connotazione sociale:

Il suo intento?

“Approfondire e denunciare il male non più come elemento distintivo del singolo individuo quanto come parte della società.”

Gli ho chiesto il senso della sua scrittura:

“Ti rispondo come Sciascia rispose alla giornalista francese Marcelle Padovani: il compito dell’artista è di far trionfare la verità sulla menzogna. Anche questo ho imparato da Massimo Carlotto. Scrivo romanzi che spero siano zoccoli nell’ingranaggio della macchina della menzogna che, quotidianamente, ci viene propinata. Sabotare questa macchina attraverso la letteratura è un’idea ambiziosa, ma che può dar senso civile alla propria opera di autore e valore all’appartenenza a un gruppo di autori e amici che resiste e si chiama Collettivo Sabot”.

Dalle parole di Ciro, emergono tenacia, desiderio di imparare, umiltà, voglia di creare un qualcosa che non sia fine a se stesso ma che impatti sulla società.
Come dico spesso, non leggo per passatempo, leggo perché mi piace, ma non leggo di tutto;) I personaggi le storie, devono non devono lasciarmi indifferente, ma bensì farmi riflettere…

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